Abito a Roma, appena dentro la cinta del G.R.A.. Così, a differenza di altri miei concittadini ho il piacere la mattina di tirare su la persiana a guardare il cielo.
Le mie finestre adorate sono due. C’è quella della cameretta che si affaccia proprio sulla Roma nevralgica. Quella che mi sembra di stare al Cairo, se mi distraggo con i pensieri. L’immagine è molto simile, sembrano gli stessi fumi, quelli della vita umana che esalano e sporcano il cielo.
A dire la verità il Cairo non l’ho mai amato tanto. Anzi, per capirci Roma in confronto è un pace. Grazie al nostro codice della strada, non siamo affetti dalla sindrome del clacson facile. Ricordo che quella volta al Cairo, abbiamo discusso con l’albergatore per farci cambiare la stanza dove l’aria condizionata era malfunzionante. Passava il caldo, grazie alle finestra aperte c’era per lo meno un po’ di arietta; ma la movida cairota a ritmo di clacson scatenato era un incubo… io ero pure incinta al sesto mese!
L’altra finestra, che amo tanto, e che mi sto godendo di cuore da quando sono in maternità, è quella del soggiorno. E’ una bella finestra grande, che si affaccia fuori il G.R.A. Se il tempo è bello, mashallah guardare il cielo dal divano che sta proprio di fronte alla finestra è stupendo. Il cielo è terso, e lo vedi che si muove con le sue nuvole bianche mentre gli aerei lo solcano in discesa o in ascesa. La haula wa la qwota ila billah. L’aereporto da qui dista almeno mezz’ora di tempo, e quella macchinina con le ali ci mette cinque minuti a ritrovarsi in mezzo al cielo, in quella luce viva filtrata dalle nuvole vicine. Tutte le volte me lo immagino, di starci su. E di andare in Egitto. Tra me e me dico magari… insh’Allah, in Egitto. Però sto ancora qui…. :.-(
Poi tra me e me dico, ma perché mai c’ho sto chiodo fisso nel cervello? Cervello stai un po’ zitto, almeno per un po’, finché sono in maternità. Si è vero, non c’è l’Adhan che ti sveglia al Fajr e ti ricorda l’orario della preghiera pure se stai chiuso al buio in un bugigattolo con la testa china, il mio ufficio per capirci, che tra l’altro è al centro di Roma. Adesso ho la possibilità ancora per un po’ di mesi di godermi questo finestrone. Di vedere il cielo. Ho capito come funziona la luce. Intuisco qual è l’orario della preghiera in base al cielo e alla sua luce… alhamdu’Lillah, avessi questa pure in ufficio!
Perché non mi accontento di fare la scorribanda dentro casa mentre canticchio l’adhan per la mia cuccioletta di tre anni… tanto per farle capire che siamo nell’orario di una nuova preghiera. Come vorrei che anche lei vedesse il cielo come lo vedo io. Da questa finestra sembra quasi come il cielo di Alessandria d’Egitto, quando passi sulla strada del mare. Da una parte il cielo e dall’altra la città. E’ lo stesso cielo. Ed è lo stesso che ho visto a Marsa Matrouh qualche anno fa, dal quarto piano di uno stabile, mentre gli adhan delle moschee si rincorrevano proprio nel cielo e si soprapponevano. Non ero ancora mussulmana e non capivo niente, però mi piaceva troppo affacciarmi e guardare il cielo. Capire da dove venissero le voci dei muezzin. La voce più chiara proveniva dalla moschea che era vicina al fabbricato dove avevamo affittato un appartamento. Affacciandomi in balcone e guardando sulla destra potevo vedere i fedeli che salivano la breve scalinata grigia ed entravano in moschea, quanto ho desiderato vedere oltre ed entrare anche io.
Ayah
As salam alaykum, due mesi e dieci giorni circa dopo il precedente post, son qui di nuovo per augurare alla cara sorella Ayah un
felice aid
che quest'anno sarà probabilmente più faticoso ma molto, molto, molto più gioioso inshaLlah :)
Un bacione alle tue meravigliose bimbe, e un abbraccio forte forte a te, core de mamma 

Baraka Allahu fiki sorella, ti voglio bene per Allah, gloria a Lui.
Aggiornamento: mi ero scordata di fare gli auguri anche a chi frequenta questo blog, scusate, l'età... 
Aid mubarak a sorella Ayah che ormai di cognome fa chiattola, a Ermy dolce, al pasticcino Nurhain e pure a suo marito, và :)
E a tutte le sorelle che ci fanno provare il calore di una vera, sincera ummah, con la speranza un giorno di potersi abbracciare anche di persona e non solo virtualmente.
Aid Mubarak a tutte, anche ai fratelli ovviamente (alla famiglia Cupiello in particolare un pochino di più, dai ;) )!

mi vergogno di essere italiana, visitate il blog di BlackCat. E poi leggete questa notizia... della serie quando l'uomo non è neanche degno di essere chiamato animale
ayah